Vanessa Gravina: «La bellezza può essere una prigione. Pietro Genuardi era un uomo di rara simpatia. Adelaide? Ecco qualche anticipazione su Il paradiso delle Signore»
Vanessa Gravina si racconta tra cinema, teatro e televisione. Nel suo nuovo progetto, Il ricatto della bellezza, l’attrice attraversa arte, diplomazia e potere, tra Roma e Atene. Ma nell’intervista c’è spazio anche per Adelaide de Il Paradiso delle Signore, per il rapporto complesso con la bellezza e per un bilancio personale fatto di amore, lavoro e bisogno di rallentare.
Partiamo da “Il ricatto della bellezza”: che cosa l’ha conquistata di questo progetto?
«Sicuramente il fascino delle location. Girare tra Villa Borghese, la Farnesina e l’ambasciata italiana ad Atene è stato qualcosa di straordinario. Vivendo Roma tutti i giorni, spesso ci concentriamo sulle difficoltà, sul traffico, sulla fatica quotidiana. Questo progetto, invece, mi ha permesso di riscoprire la grande bellezza che abbiamo intorno: Canova, Caravaggio, Tiziano, luoghi che sono patrimonio mondiale».
Il film racconta anche la diplomazia culturale italiana. Quanto è importante questo aspetto?
«È molto importante. La trama ruota attorno al rapimento di un’opera di valore inestimabile e da lì si sviluppano le vicende dei personaggi. Non è un semplice gioco di potere: racconta quanto la cultura sia preziosa. Spesso ci accorgiamo del valore delle cose solo quando rischiamo di perderle».
Nel cast c’è anche il suo compagno Leandro Amato. Com’è lavorare insieme?
«È una cosa bellissima. Questo progetto mi ha permesso anche di ritrovare Antonio Catania, un attore straordinario che conosco da tantissimi anni, e di lavorare con Leandro, che è un i
nterprete di rara sensibilità. È stata un’esperienza meravigliosa anche per questo».
Tempo fa ha scritto che la bellezza è stata anche una prigione. Che rapporto ha oggi con il suo aspetto?
«Continua a essere un rapporto complesso. Ho iniziato a lavorare da bambina e il mio aspetto è sempre stato una parte importante del mio percorso. Poi arriva il tempo, arrivano le rughe, i capelli bianchi, e bisogna farci i conti. Però ho imparato che non bisogna confondere la bellezza con l’amore. La bellezza è caduca, l’amore è l’unica cosa reale che abbiamo».
Sta cercando di mettere più Vanessa al centro?
«Sì, sto provando a farlo. Sono sempre stata molto sugli altri, sulle responsabilità, sulle circostanze, sulla performance. Da un po’ sto cercando di girare il timone verso Vanessa. Per noi donne è una sfida: siamo abituate a essere tante cose e rischiamo di perderci».
Cinema, tv o teatro: dove si sente più libera?
«Oggi direi il teatro. Paradossalmente mi sento più a mio agio davanti a seicento persone che davanti a una macchina da presa. Il teatro dà una libertà enorme, quasi tribale. Davanti alla telecamera, invece, devi rispettare movimenti, luci, fuoco, estetica. È molto meno romantico di quanto sembri».
Adelaide de Il Paradiso delle Signore è amatissima. Come vive questo personaggio dopo tanti anni?
«È sempre un piacere.
Adelaide è un personaggio spiazzante, ironico, modernissimo nonostante appartenga a un’altra epoca. È una donna sanguigna, trattenuta spesso dal suo rango, ed è una contraddizione meravigliosa da portare in scena. Le dedico molto tempo, soprattutto nello studio, perché richiede grande precisione».
Quanto c’è di Vanessa in Adelaide e quanto Adelaide ha insegnato a Vanessa?
«Adelaide mi ha insegnato molto. Ha un coraggio e un sarcasmo tagliente che sono meravigliosi. Dice cose forti, dirette, e da lei imparo più di quanto lei prenda da me».
Il 26 maggio fa sarebbe stato il compleanno di Pietro Genuardi. Che ricordo conserva di lui?
«Ci manca moltissimo. Vedo sua moglie Linda, siamo molto vicini alla famiglia. Pietro era un uomo di rara brillantezza, simpatia e capacità di vivere. Un attore di grande talento, con una verità unica. Abbiamo perso un membro dell’equipaggio speciale, oltre che una persona davvero unica».
Ci regala una piccola anticipazione su Adelaide nella prossima stagione de Il Paradiso delle Signore?
«Adelaide vivrà una vicenda molto toccante legata a sua figlia. Ci saranno dinamiche che toccheranno la sua famiglia in modo serio. Questa volta dovrà giocare una grande partita non solo come donna, ma come madre e come capofamiglia. Vedremo una sfumatura nuova e molto umana della nostra Queen».
Perché, secondo lei, Il Paradiso delle Signore piace così tanto?
«Perché racconta un’Italia di valori, un’Italia bella, forte, legata alla famiglia, al lavoro, alla nostra identità. Racconta un’epoca che ha fatto grande il Paese e crea anche un effetto nostalgia in chi quegli anni li ha vissuti. Ma allo stesso tempo riesce a essere attuale. E poi i risultati parlano chiaro. In quella fascia oraria Mediaset ha investito capitali importanti in serialità straniere e la concorrenza è forte, ma Il Paradiso delle Signore continua a ottenere numeri straordinari: medie intorno al 19% e picchi anche del 22% nel pomeriggio. È una grande conquista. C’è una qualità altissima: costumi, scenografie, scrittura, interpreti. È una serie che viene esportata nel mondo e che racconta una grande Italia. E il pubblico è trasversale: non solo le signore a casa, ma anche giovani, professionisti, uomini, persone che magari non ti aspetteresti. Questo mi riempie d’orgoglio».
Oggi si sente felice? Che bilancio fa della sua vita?
«Sto raccogliendo i frutti di quello che ho seminato, soprattutto sul piano umano. Sono grata, ma anche un po’ stanca. Lavoro tantissimo: televisione, teatro, concerti, progetti musicali. Quest’anno la mia missione è limare, rallentare, ascoltare il corpo che mi sta chiedendo delle pause. Per amore verso me stessa devo imparare a mettere in agenda anche gli stop».
